Recensione a Penna, Le prime comunità cristiane.

Romano Penna, Le prime comunità cristiane. Persone, tempi, luoghi, forme, credenze, Carocci editore, Roma 2017, pp. 310. Euro 14,00.

 

Tra gli esegeti del Nuovo Testamento Romano Penna occupa una posizione di rilievo e gode di una meritata autorevolezza. Ciò per più motivi che balzano evidenti alla lettura di questo suo recentissimo denso volume.

In primis l’estrema chiarezza comunicativa da collegarsi non a cedimenti divulgativi bensì alla padronanza dei temi affrontati. Non è necessario essere uno specialista per comprendere adeguatamente le conclusioni a cui Penna volta per volta perviene e le ponderate argomentazioni di cui si compongono i suoi ragionamenti. Basta essere lettori attenti “che amano la Parola”.

Le argomentazioni, di cui si diceva, procedono equilibrate tra consapevolezza bibliografica (che mai degenera in accumulo erudito) e il personale diretto ricorso ai testi. Sotto quest’ultimo punto di vista possiamo dire che una costante della metodologia di lavoro di Romano Penna è il serrato confronto tra le pagine del Nuovo Testamento e i testi della letteratura greca e latina dell’epoca. Certo, i ventisette libri che compongono la seconda parte delle nostre Bibbie, sono concepiti secondo moduli di pensiero ebraico a tal segno che v’è stato chi li ha inseriti tout court nella letteratura giudeo ellenistica (Troiani) o li ha ritenuti, per quanto riguarda i vangeli, composti in ebraico e poi tradotti in greco (Carmignac). Tuttavia l’uso della lingua greca e un pregresso processo di ellenizzazione del mediogiudaismo devono indurre l’esegeta a fare i conti con la produzione religiosa e filosofica ellenistica, così come i grandi lessicografi del Nuovo Testamento (Moulton, Milligan, Bauer) c’insegnarono a far tesoro delle fonti documentarie per meglio comprendere il sermo familiaris specialmente di Paolo.

Mi fa piacere rilevare che l’Autore fa tesoro di un mio titolo che recitava Cristianesimi nell’antichità e con questo plurale intendeva rendere l’idea di un unico messaggio di Gesù inteso diversamente secondo le peculiarità di ascoltatori, discepoli, luoghi e circostanze. Argomentazione apparentemente ovvia ma che già c’introduce nel vasto, anzi vastissimo panorama di comunità cristiane di cui le pagine neotestamentarie, con più o meno abbondanza di dati, ci ragguagliano.

S’insiste in primis sulla priorità delle comunità, posto che i testi non sono nati nel vuoto ma nel seno di queste e per opera di autori che queste stesse riflettevano quanto a sensibilità, orientamenti di pensiero, problematiche. Il primum è certamente la Parola ma questa s’incarna, per così dire, nella pagina nel contesto di una comunità che pensa e prega.

Adeguato rilievo è dato alla figura di Gesù che correttamente si comprende se la si inserisce nel vivace teatro del suo ministero: un panorama di villaggi e di strade dove il giudaismo trascorreva i difficili anni della dominazione romana tra speranze apocalittiche, conservatorismo proprio delle aree rurali e aperture nuove a una missione universale per Israele.

Nel ritratto della prima chiesa, quella di Gerusalemme, occupa posto centrale Giacomo, il fratello di Gesù e, quanto a dottrina e pietà, quel sistema di osservanze giudaiche le quali allora lì serenamente si componevano con la fede nel risorto e caratterizzavano, appunto, tutto ciò che oggi etichettiamo come ‘giudeocristianesimo’.

Si passa a parlare della comunità di Antiochia, capitale romana e crocevia di etnie e culture. Qui si fece ben chiara la consapevolezza missionaria dei credenti in Gesù che sostenne le fatiche di viaggio di Barnaba, quindi di Paolo. Qui si palesarono le idiosincrasie tra la conservazione giudeocristiana e le aperture alle ‘genti’ che prevarranno.

Questa prevalenza ha un nome famoso: Paolo di Tarso alla cui opera sono dedicate non poche pagine le quali tracciano volta per volta il profilo specifico delle comunità paoline (chiese della Galazia, della Grecia, dell’Asia Minore). Penna distingue tra la produzione epistolare sicuramente paolina e quella attribuibile alla sua ‘scuola’ (Efesini, ad esempio e pastorali). Questi ultimi testi, in quanto un po’ successivi, documentano assestamenti delle comunità a cui sono collegate e un’ecclesiologia più ‘evoluta’.

Il discorso si fa più analitico quando si tratta di tracciare la genesi e il profilo delle comunità che furono culla dei testi sinottici. Il lettore troverà utile il confronto tra testi evangelici paralleli che palesa le peculiarità delle comunità retrostanti le narrazioni di Marco, Matteo e Luca. Per non parlare della “Fonte Q” la quale è spia di una comunità attenta a raccogliere le sentenze di Gesù utilizzate poi dagli evangelisti sinottici.

Così la regione dell’Asia Minore, per intenderci quella intorno a Efeso, ci riportano alla tradizione di Giovanni e del suo corpus nell’àmbito del quale pure si colgono orientamenti diversi, motivati pure da circostanze di composizioni particolari; si pensi all’Apocalisse di Giovanni e al contesto di persecuzioni che essa sottende e testimonia.

Con Alessandria in Egitto il discorso si complica poiché il Nuovo Testamento deve cedere il posto a tutta una letteratura che diremo extracanonica la quale ha caratterizzato la facies della cristianità alessandrina almeno fino alla seconda metà del secolo secondo.

Sono ricche d’informazioni anche le pagine che parlano della comunità romana e di come intorno a questa sia poi successivamente fiorita la pia leggenda di una fondazione petrina, laddove a Pietro e a Paolo, per il martirio subìto, va collegata l’autorevolezza che questa fu capace di far valere nelle terre d’Occidente.

Gli ultimi due capitoli trattano dei vari aspetti di una comunità del primo secolo d.C. prima di tutto ministeri e carismi, organizzazione, rituali, metodi di missione, rapporti con la società e così via.

In definitiva, questo volume del Penna, ad onta della sua mole apparentemente piccola e del costo davvero esiguo offre molto, molto di più di quanto il titolo prometta. Ci sentiamo di raccomandarne vivamente la lettura, anzi lo studio attento. Questo potrà trasformare quella che nel lettore potrebbe definirsi una ‘conoscenza’ generica in una compiuta cognizione di causa, in un’assimilazione adeguata dei temi, dei profili, della storia di quel capolavoro di spiritualità, ma anche di letteratura, che è rappresentato dai ventisette diversi libri che compongono il nostro Nuovo Testamento.

Giancarlo Rinaldi

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3 risposte a Recensione a Penna, Le prime comunità cristiane.

  1. Giuseppe scrive:

    Salve. Vorrei chiedere una informazione: questa seconda edizione contiene rilevanti elementi di novità rispetto alla prima, risalente al 2011?
    Grazie e complimenti per l’interessantissimo blog e la competenza e serietà con le quali affronta ogni tematica.

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