Chi di diffamazione ferisce, di silenzio perisce

Mi è giunta notizia della chiusura di una pagina facebook tristemente nota per le quantità industriale di calunnie e denigrazione che ogni giorno riversava principalmente su una denominazione evangelica in particolare, non risparmiando neanche me che della storia della stessa ho avuto a interessarmi per motivi connessi vuoi al mestiere di storico che svolgo, vuoi alla mia militanza in campo cristiano evangelico. Sì, avete ben capito, si tratta della famigerata Info ADI storia che è andata a raggiungere nel niente da cui proveniva la mitica Ferrari Laura, altro capolavoro di maldicenza pure oscurato dalle autorità per falsità di profilo e calunniosità, altra realtà rientrata nel profondo niente da cui proveniva.

Questa pagina da mesi e mesi soleva prendermi di mira dipingendomi come un satanista infiltratosi nelle chiese evangeliche al fine di diffondere una religione sincretistica che, alla fin fine, sarebbe approdata al culto di Satana. Con queste accuse hanno letteralmente invaso internet rubando la buona fama e il buon nome di cui godevo e (per grazia di Dio) ancòra godo. La perfidia degli anonimi denigratori si evince anche dal fatto che giammai costoro mi conobbero. Anzi, di fronte a reiterati inviti ad affrontarmi in occasione delle mie numerose pubbliche conferenze, costoro sempre hanno preferito la fuga rimanendo nello squallore del loro anonimato prima di rientrare nel niente, come ora apprendo sia avvenuto.

I gestori della pagina hanno voluto rimanere anonimi fino alla fine, confermando così un giudizio stroncatorio e di totale condanna che le persone per bene formulano in merito a chi rimanendo anonimo diffonde notizia diffamatorie tramite scritti, lettere, telefonate. Non bisognava essere osservatori acuti per accorgersi che dietro quel fiume di fango erano attive quelle che nella mia città natale (Napoli) vengono definite ‘mezecazette’.

Di fronte alla cancellazione che, presumo, sia avvenuta ad opera della vigilanza su facebook non c’è niente da festeggiare. Si è trattato di un manipolo di volti anonimi, vittime di una mania ossessivo compulsiva a sfondo monotematico: vedevano dovunque la massoneria all’opera… persino nella forma a triangolo di alcuni finestrini dei bagni nelle chiese delle ADI! Le immagini da loro riportate, le musichette, i video comunicavano un senso di depressione avvilente: era gente che viveva male con loro stessa e per le quali l’evangelo non era la “notizia buona” ma un ombroso strumento di minaccia e di timore. Tra i loro temi preferiti: le fiamme dell’inferno come autentiche e letterali, alla stregua di quelle del forno a legna per cuocere le pizze e l’ira di un Dio che puniva inermi popolazioni, donne incinte e bambini con terremoti e inondazioni. Ho detto tutto!

Se c’è poco da festeggiare di fronte a tale avvilente panorama antropico, c’è però da riflettere. Mi accingo a proporre alcuni temi soltanto accennandoli:

  1. Info ADI storia non è nata dal niente; diciamo la verità: è nata nelle pieghe più profonde e mentalmente turbate di un evangelismo che per troppo tempo ha rimandato il còmpito di erogare una Formazione di qualità, costante, capillare, funzionale. L’atteggiamento di sparare e denigrare in luogo di porre problemi e sviscerarli dialogando è spia di una incapacità relazionale che nasce (anche) dall’ignoranza.
  2. Non mi si dica che costoro il dialogo lo avevano cercato. Chi vuole dialogare palesa il suo volto non lo nasconde. Prima di sparare pone domande e cerca di comprendere. Non ricorre all’invettiva, specialmente nei riguardi di persone e realtà che direttamente non conosce.
  3. Bene ha fatto chi ha oscurato quel profluvio di insinuazioni e volgarità, ma bene avremmo fatto anche noi a prendere lo spunto da tutto ciò per illuminare il popolo dei credenti (e non) sulla vera vicenda storica in questione con Convegni, Congressi, Conferenze. Cari fratelli delle ADI, il silenzio di Info ADI storia va ora doverosamente riempito con una vostra attività di alto livello intesa a restituire a tutti la fierezza di un’appartenenza da troppo tempo oggetto di calunnie. La vostra storia è una bella storia, di cui dovete essere fieri, ve l’ho scritto e ve l’ho riscritto! Siatene orgogliosi e proclamatela a voce alta: non è necessario che sia io a parlare e, se ancòra c’è qualcuno che confonde massoneria e satanismo, non preoccupatevi: date spazio a chi tra voi è in grado di narrare, di risorse ne avete e tante, basta dar loro spazio e microfono!
  4. Info ADI storia ha offerto una meravigliosa lezione a chi sa coglierla: ci ha insegnato come non bisogna comportarsi; ha infatti dato un esempio in negativo su ciò che va evitato: maldicenze, insinuazioni, colpi bassi, spionaggio, calunnie. Sta a noi adesso fare il contrario di ciò che hanno fatto loro per essere sicuri di procedere bene: si alzi il volto, si faccia luce, si svisceri ogni tema che potrebbe interessare. Cari fratelli delle ADI: è il momento di benedire laddove altri hanno maledetto, di non dar veleno ma cibo solido a chi ha fame di apprendere, di parlare in tavole rotonde, convegni e congressi non nell’anonimato di un’avvilente paginetta facebook ritornata ora nel niente.
  5. Il nostro Dio è grande poiché sa trasformare il fango in vita con il Suo soffio, come al tempo di Adamo. Possa ora trasformare il fango delle denigrazioni in vita, nuova vita spirituale e culturale per la famiglia delle fede.

Rimango un osservatore esterno alla bella storia pentecostale, ma non posso fare a meno di dirvi quello che ora mi appare come un dovere morale della denominazione presa a bersaglio: riempite il silenzio di quella paginetta con l’eloquenza di chi qualcosa da dire ce l’ha e come!

Possa Iddio darci la benedizione di veder trasformata in opportunità di crescita quelle che prima per alcuni avrebbe potuto essere (o forse è anche stata) un’occasione d’inciampo.

Giancarlo Rinaldi

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2 risposte a Chi di diffamazione ferisce, di silenzio perisce

  1. Enzina scrive:

    Ovviamente condivido la prudenza nel festeggiare la
    Chiusura della pagina.
    Mi domando, però, perché Lei insieme a qualche suo amico nelle ADI, insiste nel chiedere e proporre convegni e azioni di tipo culturale e storico come se questo fosse non semplicemente utile ma addirittura indispensabile.
    Credo che le ADI debbano preoccuparsi dell’integrità spirituale, di non perdere di vista la missione e non di darsi una reputazione culturale per dire la loro nel dibattito pubblico.
    Cordialmente

    • Cara Enzina, grazie per il Suo intervento. Ritengo che l’organizzazione di convegni e azioni di tipo culturale sia indispensabile da parte delle ADI per più motivi: 1. la storia della denominazione è una bella storia la quale coincide con quella della libertà di culto degli evangelici e degli italiani tutti, dunque perché non palesarla ai quattro venti? Essa ha, inoltre, anche un valore di testimonianza di fede; 2. alcuni membri di chiesa possono essere stati turbati dal fiume di fango riversato dai diffamatori; questi semplici credenti vanno tutelati semplicemente comunicando loro la verità e, cioè, che la loro denominazione non ha nessuna radice massonica; 3.le ADI hanno ora una responsabilità ‘storica’: costituiscono la più popolosa denominazione protestante italiana, hanno strutture egregie, godono dell’8 per mille; dunque è fisiologico che all’attività di culto e di missione (brillantemente condotta) si associa anche un’attività formativa altrettanto brillante, altrimenti avremmo uno sbilanciamento, una dicotomia che mal gioverebbe alla nostra Italia; 4. Nelle ADI vi sono molti giovani e meno giovani dotati di preparazione e capacità, costoro sovente non sono valorizzati adeguatamente: è il omento di liberare queste energie e utilizzarle appieno. Inoltre condivido la Sua raccomandazione affinché la denominazione si preoccupi dell’integrità spirituale e della missione, ma non vedo come ciò debba escludere l’impegno culturale. Anzi! Le due cose si sostengono a vicenda. Non è forse il buon Dio che ci ha fornito di mente oltre che di cuore, e non è forse vero che un organo senza l’altro morirebbe? Grazie ancòra per la Sua attenzione e che Iddio la benedica.

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