Riflessioni di un evangelico sulla (barbara) uccisione di Charlie Kirk

Riflessioni da evangelico sulla (barbara) uccisione di Charlie Kirk

 

È questo decisamente un tema scottante: coinvolge le convinzioni politiche e religiose di chi ne parla e, pertanto, costituisce materiale ‘infiammabile’. Mi limito a qualche breve considerazione collocandomi dal punto di vista cristiano evangelico italiano che m’è piuttosto familiare.

In un mio breve post su Facebook asserivo che questo nostro piccolo mondo aveva reagito con due atteggiamenti opposti e contrastanti. Parlavo da una parte di “santificazione di un martire”, dall’altra di chi “festeggiava” l’evento. Facebook non è un testo dell’Accademia della Crusca; è un insieme di quadratini riempiti con sermo familiaris e talvolta, come in questo mio caso, di figure retoriche. Proprio così, l’una e l’altra idea sono espresse con ‘iperbole’, cioè esasperazioni di un concetto al fine di renderlo più chiaro. Sono stato invitato a correggermi. Ringrazio e lo faccio in men che non si dica.

Non parlo delle reazioni di tipo politico (diremmo: non evangeliche): lì non v’è la santificazione ma sicuramente l’esultanza di alcuni tradotta anche in manifestini; insomma “un nemico in meno”. Negare tutto ciò sarebbe in mala fede. Diciamo magari che costoro non rappresentano il pensiero della sinistra e così tiriamo avanti.

Ma è innegabile che tra noi evangelici italiani vi sia stato chi ha interpretato l’evento come la soppressione di un testimone di Cristo da parte di chi avversava la sua azione evangelistica di taglio conservatore. D’altro canto, sempre tra gli evangelici italiani, v’è stato chi ricordando le affermazioni di Charlie ha interpretato l’evento come una conseguenza di queste premesse, esempio: difendi la vendita delle armi? Ti è capitato ciò che era prevedibile!

Analisi più approfondite hanno rilevato la perniciosa commistione tra religione e politica individuando in questa una causa dell’omicidio. Detto da noi italiani sembra paradossale. Noi che viviamo da secoli con una Chiesa (Romana) che nella politica ha fatto casa propria. La più fascista delle leggi, i Patti lateranensi, sono ancora in vigore e mai l’antifascismo invocato un giorno sì e l’altro pure ha indotto un qualche politico di sorta a chiederne l’abrogazione. Si sa: i cattolici votano e i vescovi indirizzano e noi siamo Zuppi di questa situazione. Quanto ai protestanti, nel nostro piccolo, le chiese storiche in materia di fede e politica neanche scherzano, quindi se si volesse formulare un monito sapremmo dove indirizzarlo. In effetti nella vita sociale, come in quella degli individui, le dimensioni di fede e politica si fondono e si confondono per la forza delle cose, talché c’è dato al massimo di distinguere i due ambiti ma difficilmente di separarli.

Nel mio post su Facebook concludevo con l’auspicio che ognuno (a prescindere dalle proprie idee) potesse morire di vecchiaia, serenamente e nel proprio letto. Lo rinnovo poiché ne sono persuaso. Il dialogo religioso, così come la lotta politica, non va condotto con arma alcuna se non con quella della persuasione e del ragionamento. Chi voleva contrastare Charlie avrebbe dovuto armarsi di siffatti strumenti, giammai di fucile e ciò ad onta del permesso, vigente negli USA, di detenere armi. Se poi si aggiunge a questo quadro il particolare dell’incisione sui proiettili di riferimenti al fascismo ed a “Bella ciao” (come vedete l’Italia esporta ancora qualcosa) vuol dire che le acque della politica nelle quali stiamo nuotando sono già ampiamente inquinate dalla psichiatria criminale.

È innegabile che negli USA la compagine (potentissima e agguerritissima) cosiddetta “Woke” mal tollera chi ardisce contrastare la sua marcia trionfale. Chi sostiene la Cancel Culture mal tollera chi, tradizionalista, si richiama a un passato da non dimenticare, anzi da predicare: e la Bibbia a questo appartiene. In Italia, lasciatemelo dire, le cose vanno un po’ meglio. Facciamo a meno di fucili, pistole e cannoni nei dibattiti politici. Siamo pazienti! Quanta pazienza avemmo nelle università quando una greve e fitta coltre di conformismo non permetteva di respirare (non parliamo di parlare) a chi non condivideva l’impostazione marxista o di derivazione marxista. Quando i candidati alle elezioni inviavano i loro proconsoli negli istituti universitari a raccogliere le firme di sostegno dei docenti; ne ricordo uno, di questi candidati, che non era di alto profilo, anzi era piuttosto Bassolino.

Non entro nel merito dei discorsi di Charlie, ma auspico vivamente che negli atenei americani si possa dire la propria (quale che sia) senza rischiare di rinunziare alla prospettiva di morire di vecchiaia. Facciamo sì che i discorsi nelle università non siano più bassolini ma volino piuttosto in alto.

Un cordialissimo saluto dal vostro Giancarlo Rinaldi, orgogliosamente

  • Conservatore: poiché conservo ciò che ritengo sia buono.
  • Tradizionalista: poiché di tradizioni buone da amare ne abbiamo tante.
  • Reazionario: poiché reagisco al nulla che avanza.

    Charlie Kirk speaks before he is shot during Turning Point’s visit to Utah Valley University in Orem, Utah, Wednesday, Sept. 10, 2025. (Tess Crowley/The Deseret News via AP)

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Una risposta a Riflessioni di un evangelico sulla (barbara) uccisione di Charlie Kirk

  1. Daniele Vitale scrive:

    caro professore, sempre acuto e tagliente,ma altrettanto limpido nel pensiero..grazie.

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