Zan, Gay pride, evangelici e Patti Lateranensi

Anche se avessimo voluto distrarci non avremmo potuto. Le insistenze sul decreto Zan, da un lato, e le chiassosità del mondo LGTB, dall’altro, avrebbero reso difficile un atteggiamento di riservatezza. E’ il tempo di scegliere: o qui o lì. Il seme della discordia, abilmente seminato, è giunto a devastare anche il piccolo e sonnacchioso mondo protestante italiano creando tifoserie da stadio.

L’immagine dell’irrisione di Cristo in croce (recentissimo Gay Pride romano) funge da catalizzatore positivo per radicalizzare le posizioni. Mi sembra che nessuno abbia diagnosticato la vera perniciosità di quella messa in scena; pochi conoscono la storia romana di età tetrarchica. Nell’epoca in cui furono attuate le persecuzioni anticristiane d’inizio sec. IV (la cosiddetta “era dei martiri”) furono ricorrenti le rappresentazioni del “mimo anticristiano”: proprio come è avvenuto recentemente a Roma, si metteva in scena la vicenda evangelica per irriderla; lo apprendiamo da Eusebio da Cesarea e da non poche altre fonti storiche. Me ne interessai in margine al mio recente Pagani e cristiani edito dalla Carocci. Questo mimo ha forse la sua più antica attestazione nel pretorio di Pilato quando la soldataglia incoronò Cristo di spine. Fidatemi, amici miei: quella sceneggiata non è una proclamazione di libertà per chi la rivendica a beneficio dei suoi gusti sessuali: è invece un’attestazione prodroma a misure che la libertà intendono reprimerla. Historia docet!

Quali le reazioni? La chiesa cattolica sommessamente chiede che il testo Zan venga migliorato e lo fa appellandosi ai Patti Lateranensi. La parte politica a cui afferisce Zan smette di applaudire le esternazioni d’Oltretevere del sociologo Bergoglio e rivede drasticamente il giudizio su quei Patti mussoliniani che non solo dal 1945 mai chiese di abrogare ma che addirittura volle con determinazione introdurre nella Costituzione della neonata repubblica. Si era nel 1946 e assistemmo all’abbraccio tra l’ambiguo Dossetti (pagato dal Parlamento italiano ma al servizio di uno stato estero come i Vaticano) e lo scaltro capo comunista Togliatti che, con bolsa logorrea, perorò la causa dei Patti presso il suo partito il quale poi è precisamente il “dante causa”, con modificazioni onomastiche, di quello di Zan. Ora, ridicolmente, invocano la “laicità dello Stato”; proprio loro che agirono per procacciarsi il voto dei cattolici, di quegli stessi cattolici che proprio allora nella Russia loro finanziatrice pativano invece le pene dell’inferno a motivo della loro fede.

Passiamo ai protestanti. Le chiese ‘storiche’ o, almeno, i vertici di queste sono da tempo, con grande fede, speranza e determinazione, a favore delle istanze LGTB e della proposta Zan. Quante volte abbiamo visto gruppetti ecclesiastici agitare un cartello della loro denominazione mettendosi al seguito di scomposte processioni di cinedi imbellettati che, dimenando le loro flaccide membra, davano chiara idea di quale fosse il futuro che proponevano. Ho letto ora, provenienti da tali ambienti, persino giustificazioni alla mascherata blasfema da cui siamo partiti, e così ho capito cosa sia una “malattia autoimmune ecclesiastica”, quando cioè un organismo impazzisce e le sue energie aggrediscono sé stesso. Questi ambienti, questi circoli, non moriranno a motivo di persecuzioni, ma si estingueranno da soli con naturalezza, paulatim, per implosione interna.

Veniamo agli ‘evangelici’ (evito ‘evangelicali’ che è orrido e scorretto anglicismo). Sono accusati di alleanza con la chiesa cattolica poiché mirerebbero a ottenere più rispetto per chi crede, anche tramite i Patti Lateranensi. Come se poi vi fosse un male assoluto nel reperire momenti sinergici con cristiani cattolici, il che – tra l’altro – è stata prassi quotidiana di tanta sinistra italiana. In realtà, ad essere onesti, non ho ascoltato nessun evangelico elogiare i Patti lateranensi né invocarli. Un’eventuale convergenza tra evangelici conservatori e cattolici, pur da punti di partenza diversi, sarebbe finalizzata soltanto a ottenere a favore dei cristiani quello stesso rispetto che i LGTB invocano.

Nel frattempo ho la sensazione d’affogare in un mare d’impotenza e di volgarità.

All’interno della nostra realtà mi sembra di poter dire che i protestanti italiani, salvo sparute eccezioni, in luogo di portare i Valori evangelici nel mondo politico hanno invece fatto sì che i disvalori di quest’ultimo entrassero nelle loro chiese e le dilaniassero, seminando zizzania tra i membri.

All’esterno della nostra realtà mi sembra di vedere piazze colorate con arcobaleni la cui policromia è costituita dai colori della volgarità sbandierata, della violenza di parole e gesti, dalla reiterata blasfemia, dalla plateale truculenza.

Tra i tanti diritti spettanti a questi ultimi ve n’è uno mai ricordato: quello alla tempestiva assistenza psichiatrica.

Lasciatemelo dire, probabilmente tra poco non potrò più esprimermi liberamente, me lo fa temere il blasfemo parodiante Gesù, araldo e nunzio di un modello di civiltà che mi auguro di non poter vedere.

Affettuosamente vostro, Giancarlo Rinaldi (orgogliosamente conservatore, reazionario e tradizionalista).

P.S.: Conservatore poiché credo che le buone cose siano da conservare / reazionario poiché reagisco a quel che ritengo sia dannoso / tradizionalista poiché sono persuaso che tra le nostre tradizioni ve ne siano di ottime. Dimenticavo: antiprogressista poiché quando ci si accorge che si sta progredendo verso il baratro bisogna cambiare strada o, almeno, fermarsi.

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Una risposta a Zan, Gay pride, evangelici e Patti Lateranensi

  1. MIRTIS DUMITRU scrive:

    Egregio Professore
    Sono insieme a Lei conservatrice delle buone cose, reazionaria al male che dilaga, tradizionalista , antiprogresista per non sprofondare nel baratro.Si penso che manchi poco al momento in cui non si potrà parlare liberamente e diffendere quello che fino adesso di buono c’era ancora nella nostra società con basi cristiane. Spero che siamo ancora tanti ad avere buon senso!Io sono con Lei!

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