In ricordo del fratello Giorgio Bouchard (1929-2020)

Non è il caso che io ripeta notizie relative alla biografia di Giorgio Bouchard, ben note tra gli evangelici italiani. Mi piace, invece, tentare di lenire la mestizia della notizia della sua scomparsa dalla dimensione terrena con ricordi di alcuni momenti ed episodi che mi hanno legato e mi legano a lui. Lo conobbi durante il suo pastorato napoletano (1987-1994) presso la Chiesa Valdese di via dei Cimbri. Io appartenevo a una comunità evangelica ‘conservatrice’ di stampo wesleyano che in città non aveva più sede. Fui accolto con mia moglie e Davide ancòra piccino come in una vera calda famiglia. Chi dice che i valdesi sono ‘freddi’ generalizza sbagliando. Giorgio era persona ampiamente matura ma sempre giovanilmente entusiasta i ciò in cui credeva. Laddove alcuni pastori valdesi (e metodisti) li diresti quasi uomini di partito con l’hobby della religione, Giorgio era evidentemente al contrario un servo di Dio, un uomo di fede con la passione per la politica.Nell’agone politico aveva già militato quando, un quarto di secolo prima, buona parte dell’intellighenzia valdese aveva deciso di fondere il proprio concetto di diaconia con l’impegno sociale o, meglio, con la confluenza politica (a sinistra). Chi mi conosce sa quanto io da tale confluenza sia distante; eppure ogni volta che con Giorgio parlavo o lo ascoltavo era spontaneo per me prendere appunti e imparare con riconoscenza. Si apprendeva dai suoi discorsi la memoria storica, l’onestà intellettuale, la coerenza, la libertà di parlare e di criticare specialmente se stessi.

La nostra sintonia fu tale che quando dové assentarsi in vista delle elezioni del 1994 mi chiese di sostituirlo sistematicamente e per lungo periodo per la celebrazione del culto. Lui non solo ben sapeva dei miei trascorsi pentecostali e di come fosse per me consueto fondere il culto con l’evangelizzazione per la salvezza delle anime, il risveglio e la santificazione dei credenti. Proprio per questo – mi confessò – pensò a me come predicatore per quel lungo periodo. Da presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia volle che io curassi una breve rubrica nell’àmbito di Protestantesimo lasciandomi totale libertà di esprimermi con appelli alla conversione individuale. Lui, progressista, diede spazi di testimonianza a me conservatore ed io, conservatore, imparai tanto da lui progressista.

Giorgio Bouchard era molto amato negli ambienti pentecostali che, a loro volta, ricambiavano il suo amore per Dio e per l’evangelismo italiano. Era ben palese l’entusiasmo sempre autentico dei suoi appelli a un’unità dei cuori se non delle denominazioni.

Giorgio Bouchard lascia un vuoto incolmabile nel panorama del protestantesimo italiano, come pastore d’anime, come pioniere di mille originali esperimenti, come autorevole rappresentante, come intellettuale e, per me, anche come fraterno amico. Ora mi scopro a rileggere, non senza commozione, quella pagina del suo volume – intervista con la sua Piera dove parla del nostro incontro e della nostra ‘sinfonia’ tra diversi, tra tremendamente diversi.

In quelle dimensione altra e alta sulla quale tante volte ha predicato Giorgio è andato a godere del premio dei giustificati per fede, come sempre amava ribadire.

Grazie, Giorgio, per tutto quanto mi hai insegnato e  per lo stile con il quale hai insegnato.

Giancarlo Rinaldi

 

 

Please follow and like us:
0
Questa voce è stata pubblicata in Protestantesimo in Italia, Uncategorized. Contrassegna il permalink.

3 risposte a In ricordo del fratello Giorgio Bouchard (1929-2020)

  1. Salvatore scrive:

    Ho un bellissimo ricordo del pastore Giorgio quando stava qui a Napoli

  2. Stefano Valenti scrive:

    E’ il ricordo di una personalità comunque aperta al confronto, ma non sono sicuro che quest’eredità sia rimasta nella Chiesa Valdese di oggi.
    Non so se questo sia il momento giusto per parlarne ma, intervistato per un documentario sui valdesi di qualche anno fa, Giorgio Bouchard disse “pensavamo di sdoganare il cristianesimo nel marxismo, abbiamo finito per sdoganare l’ateismo nella chiesa”.

  3. Erica scrive:

    Bel ricordo! Molto centrato! Concordo sulla definizione di molti pastori 😊

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.