Maria Gagliani di San Mauro

Maria Gagliani (9.7.1883 – Napoli 9.3.1964). Zia Maria celebrò la sua prima Comunione il 21 giugno del 1896 nella Chiesa dei Padri dell’Oratorio detti Girolamini. Non si sposò. Era una donna pervasa da una innata saggezza che la portava a valutare con realistica oggettività eventi, situazioni e persone. Amante della concordia in famiglia, non esitava ad attribuirsi piccoli torti domestici pur di dirimere immediatamente le usuali e contenute tensioni talvolta determinatesi nei rapporti tra parenti e amici: per placare divergenze e discussioni su di chi fosse la colpa di qualcosa, zia Maria soleva immediatamente affermare “non litigate: è stata colpa mia…”. Naturalmente non c’entrava niente con ciò di cui si disputava, ma  la sua era una frase magica che placava ogni agitazione. Profondamente interessata ai temi connessi alla religione e alla teologia, fu terziaria domenicana. Usciva di casa molto raramente. Ricordo di averla vista fuori casa una o, al massimo, due volte soltanto, ma non ne sono neanche sicuro.

Ecco le disposizioni di zia Maria in merito alle sue onoranze funebri così come sono conservate in un suo manoscritto: “Scrivo questo foglio per non mettere chi si trova al momento della mia morte nell’imbarazzo di dover decidere il da farsi. Né fiori, né lutto, per mia espressa volontà. La mia salma sarà composta senza pompa, nel piccolo salottino, ad evitare confusione nella camera da letto, i pochi mobili saranno disposti momentaneamente dove si troverà spazio, sul mio petto vi sarà nesso il crocifisso di madreperla che è a capo del mio letto; poi sarà conservato per darlo a chi è stato destinato da me; la corona scapolare del mio Terz’ordine e il crocifisso nero verranno sepolti con me, con la mia esumazione si provvederà ad una corona, un crocifisso ed un nuovo scapolare. Desidero che la mia salma sia benedetta da un padre domenicano, per non perdere l’indulgenza del mio Ordine”. Queste volontà attestano chiaramente un tratto caratterizzante l’antica educazione aristocratica: il desiderio di non recare fastidio.

 

Dai discorsi di zia Maria

Essere presenti alle discussioni dei ‘grandi’ e origliare è sempre stato il passatempo più ambìto dai bambini. Questo era anche il mio caso. Zia Maria soleva discutere di argomenti teologici con grande serietà e coinvolgimento con amiche di famiglia o con religiosi dell’Ordine Domenicano che solevano frequentare casa. Tra questi ricordo distintamente Padre Maccarone, una ieratica e senile figura da Scolastica medioevale. Con lui quasi sempre si parlava delle apparizioni dei defunti o delle sofferenze delle anime del Purgatorio. Temi che mi incuriosivano e mi terrorizzavano nello stesso tempo. Assorbivo letteralmente questi discorsi fingendo di non ascoltarli: facevo finta di essere tutto compreso in un gioco, in realtà ero teso a carpire e a capire il più possibile di quei discorsi. Queste anime non erano lontane da noi, si diceva, potevano rendersi visibili; erano solitamente condannate al soggiorno nel Purgatorio, qui le loro sofferenze erano peggiori di quelle dell’Inferno, però avevano termine! Mi incuriosiva la raccomandazione di pregare per l’anima più abbandonata del purgatorio ed ero angosciato dall’eventualità di un’apparizione di queste anime sofferenti. A Roma, si diceva, v’era un museo che custodiva prove inconfutabili della veridicità di queste dottrine, e anche impronte infuocate di mani di dannati. Il dramma per me aveva luogo quando, a fine giornata, dovevo tornare a casa mia attraversando di sera tutta la casa delle zie, specialmente le stanze oscure o poco illuminate. Altro concetto cardine che caratterizzava i pensieri sull’aldilà di zia Maria era la ‘gerarchia’; essa ogni cosa disponeva e disciplinava, in cielo come in terra: anime, beati, santi, arcangeli, etc. tutti costituivano un saldo e immutabile ordine gerarchico che, mi sembrava di capire, avrebbe dovuto compensare in cielo tutto il disordine sociale che stava in terra specialmente, così sostenevano, da quando in Italia era stata instaurata la repubblica. Queste teste canute evocavano particolari minuti sulla vita dell’aldilà come si potrebbe anticipare il programma dettagliato di un viaggio che si stava per compiere. Ma zia Maria faceva di più: parlava dell’aldilà come di un’altra stanza di casa sua.

Immagini: Maria Gagliani bambina e anziana (foto rarissima poiché detestava farsi fotografare); disposizioni relative al funerale; necrologia.

 

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