Per un ricordo di Raffaele Anfora, eroe della resistenza borbonica.

La famiglia Anfora, duchi di Licignano, è imparentata con quella di mia nonna materna Laura Gagliani di San Mauro poiché Raffaele Anfora sposò Elisabetta Gagliani, cugina del padre del mio bisnonno Luigi Gagliani di S. Mauro.

Raffaele Anfora (n. 16.7.1805? – m. 3.7.1879) sposò Elisabetta Gagliani († 5.4.1883) il 1.12.1827. Abitavano a Napoli, alla Salita Tarsia n° 87. Da loro nacque Francesco Saverio, eroe della resistenza borbonica di Gaeta.

Nel chiostro della Chiesa di San Lorenzo in Napoli si legge la seguente epigrafe marmorea:

A Francesco Saverio Anfora

già luogotenente colonnello degli ingegneri napoletani

per ingegno valoroso e colto

per virtù religiose civili militari nobilissimo

che a difendere il giurato vessillo

su l’ultimo baluardo inalberato

volenteroso accorreva e strenuamente pugnava

con estimazione e laude dello stesso nemico

poi gettata la spada

gli ultimi due lustri di una vita breve ma operosa

alla famiglia ed agli amici dedicando

s’addormentò nel Signore.

I genitori/ Raffaello duca di Licignano ed Elisabetta Gagliani

dei Marchesi di San Mauro

ai quali corre l’ultimo respiro di lui non fu largito

questa pietra dolorando consacravano

figli cittadini soldati

imitatelo e pregategli pace.

Nato a Napoli il 24 marzo 1833. Morto in Corleto il 13 giugno 1871

Ma chi è stato Francesco Saverio Anfora di Licignano (1833-1871)?

Riportiamo da una ricerca del Selvaggi le seguenti informazioni biografiche: «Insieme a Paolo de Sangro fu uno dei personaggi carismatici fra i difensori di Gaeta per le grandi capacità e la viva intelligenza, nonostante la giovine età… a soli sette anni entrò in collegio dai gesuiti fino al 1843, quando fu ammesso alla Nunziatella. Negli anni del collegio militare si conquistò la stima dei colleghi e degli insegnanti. Il 7 ottobre 1850 fu nominato alfiere del genio. Fino al 1855 prestò servizio a Gaeta, a Reggio ed a Barletta. Dal 1855 lavorò all’Officio Topografico sull’aggiornamento delle mappe dell’Abruzzo. Il 1 agosto 1860 fu promosso capitano di II classe e, da quel momento, le sue vicende si intrecciano con quelle dell’amico e collega Paolo De Sangro. Raggiunta avventurosamente Gaeta ebbe la promozione a capitano di I classe. Ai primi di novembre si occupò anch’egli della fortificazione di Mola di Gaeta, non mancando, sotto il fuoco nemico, di animare i soldati e resistere al nemico e fu decorato per questo con la croce di diritto di S. Giorgio della Riunione. Iniziato l’assedio, il generale Traversa gli affidò la sesta sezione di lavori sul fronte di mare e il delicato compito dell’osservazione dei lavori nemici. Il 30 gennaio 1861 fu promosso maggiore per merito. Il 5 febbraio, giorno della morte di De Sangro, lavorò senza tregua, scavando egli stesso, per tentare di salvare qualche vita. Il giorno successivo, per ordine del re, veniva promosso la grado superiore e gli veniva affidata la direzione di tutto il fronte del mare. Aveva solo ventisette anni ed era il più giovane ufficiale superiore della piazza. Dopo la resa, fu condotto prigioniero a Capri, dove fu visitato dal vecchio padre, come ricorda con commozione, nelle sue memorie, Ludovico Quandel. Per la sua onestà e il suo valore fu elogiato dal suo avversario, il piemontese generale Cialdini. Il 9 marzo 1861 rientrò in famiglia e riprese con passione gli studi per laurearsi in ingegneria. Alla fine di quell’anno dette alle stampe un interessante lavoro scritto col collega di artiglieria Gaetano Nagle intitolato Difesa di Gaeta. 1860-1861, (Napoli, tipografia Gaetano Cardamone) nel quale trattò dell’assedio da un punto di vista puramente militare. L’opuscolo fu apprezzato per l’obiettività e per la serietà anche dagli avversari piemontesi. Per qualche anno viaggiò in Europa per poi rientrare ad intraprendere la professione di architetto. Trovandosi per lavoro a Corleto, in Basilicata, si ammalò di vaiolo, malattia frequente in quei tempi e, assistito dal fraterno amico Raffaele Riario Sforza, già capitano di artiglieria, dopo una terribile agonia si spense a soli trentotto anni».

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